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29 aprile 2008
L'ultima grande festa di An
Prime urne scrutinate, Alemanno in vantaggio. Mi arriva un sms: "Vince". Io dico: calma, siamo nemmeno a un decimo delle sezioni.... Ma dentro di me inizia ad accendersi una speranza, un lieve batticuore. Il solito giro di mail di amici, di partito e non, inizia a sciorinare dati, in diretta dal Viminale. Confermano il vantaggio, e la forbice sembra addirittura allargarsi. Iniziano a fioccare messaggi, mail, telefonate. Provo a chiamare Gloria, la mia ex-compagna di banco al Secolo d'Italia, con la quale in questi anni ho condiviso, bene o male, sempre questi istanti. Non mi risponde. La immagino a via Salandra a ululare con gli altri. Chiamo Camillo, altro storico collega, altro amico. Lui ha curato il free press di Alemanno, in queste settimane. Mi dà appuntamento a piazza del Campidoglio, alle 19.30. Urliamo insieme al telefono. In redazione mi guardano con il sorriso sotto i baffi. Il lieve batticuore inizia a diventare una gioia incontenibile. Ancora non voglio crederci....è possibile mai che Roma è nostra, finalmente, dopo quindici lunghi anni? Stupida io ad averci sperato, ma non creduto: sì, Roma è nostra. Aspetto le 19.25. Poi esco, vedo molte telecamere qui, fuori a Palazzo Grazioli, al quale ho legato un po' il mio destino in questi anni, Berlusconi è tornato, ma stasera non è la sua festa. Sento clacson suonare all'impazzata, bandiere tricolori che sventolano, decine di auto bloccano piazza Venezia....fiumi di gente felice. E allora mi incammino sulla scalinata del Campidoglio, da sola. E inizio a incontrare amici storici, vecchi colleghi, pittoreschi personaggi sempre presenti in queste occasioni, parlamentari di An di tutta Italia, che non vedevo da un pezzo, già qui per la prima seduta della XVI legislatura, fissata all'indomani, che non hanno voluto perdere l'occasione di cantare il proprio coro e sventolare le proprie bandiere. Già, le bandiere. Marco Aurelio, sul suo cavallo, ne indossa una tricolore. E sulla zampa della bestia di bronzo c'è la foto di Gianni. Me lo ricordo ragazzino, Gianni, quando mio padre guidava i rautiani di Napoli. Ora è sindaco. Ed eccolo lì, che si affaccia alla finestra del Campidoglio. Ha un megafono, sembra sempre quel giovane degli anni Settanta che non ha mai rinnegato la sua storia e le sue radici. Non l'ho mai amato, ma quanto mi sbagliavo. E' grazie a lui se su questa piazza sventolano le bandiere di Alleanza nazionale. Ancora una volta, forse l'ultima volta. E così mi lancio nella ultima grande festa del mio partito, del partito nel quale sono nata e cresciuta. Mi passa davanti tutta la mia vita: il mio primo congresso del Msi, quando avevo sei anni, al Mida. La mia prima volta in Transatlantico, quando mio padre era deputato. Il bacio che mi diede Almirante dopo un comizio, a Napoli, quando ero ragazzina. Il consiglio comunale con Almirante, Angelo Manna e mio padre. Le campagne elettorali durissime nella mia città, con Franco Seccia. Gli attacchinaggi notturni. I viaggi a Caserta, collegio di mio padre inisieme a Napoli, con Mario Landolfi ragazzino anche lui. La settimana all'anno a Roma. E la notte del 1994, quella stessa incredula euforia, con le urla di mio padre mentre al comitato elettorale guardavamo televideo e scoprivamo che Mario era deputato, Italo era deputato. E ogni nome scandito da mio padre ululando. E poi la breve esperienza di sottosegretario di mio padre. E a un certo punto Roma, il Secolo d'Italia. Molti anni della mia vita a seguire il partito e la sua vita. I congressi provinciali. Le trasferte di Fini. Gli anni all'opposizione e di nuovo il governo, le discussioni con la Perina e le piccole conquiste. L'entusiasmo assoluto, il lavoro con Gasparri al ministero. E poi, via via, la mia insofferenza sempre più forte dentro al giornale, il sentire sempre più distanza con il partito e le sue scelte. E a quel punto la fuga, prima nella brace di Mediaset, poi nell'altrove dove sono tutt'ora. Non avrei mai immaginato che proprio in questo altrove avrei riscoperto la mia orgogliosa appartenenza. E abbraccio Sabrina. La notte scorsa ha sognato suo padre che rideva come un matto. E lo ha raccontato a tutti noi, via mail. Oggetto: Sogno. Così, ieri, mentre riscendevo le scale con un po' di amici, con i quali ho condiviso un pezzo di strada insieme anche nella vita e con i quali ieri ho ululato inno nazionale e cori su Alemanno, mi è venuta un po' di nostalgia. Non vorrei tornare indietro, no. Ma mi sarebbe piaciuto se questa notte fosse durata un po' di più.
| inviato da Nonsolorossi il 29/4/2008 alle 11:4 | |
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